Accordi di Parigi, insieme per fermare i cambiamenti climatici

I cambiamenti climatici sono la più grande sfida che la nostra epoca deve affrontare. A partire dagli anni Sessanta, a seguito della crescente urbanizzazione e del massiccio uso dei combustibili fossili determinato da un nuovo standard nel tenore di vita per una sempre più larga fetta della popolazione,  l’impronta ecologica degli esseri umani è diventata sempre più impattante. Oggi si parla infatti di Antropocene: un’era geologica dove sono proprio le nostre azioni ad avere un enorme impatto sul clima, tanto da influenzare gli equilibri della Terra.

A seguito dei numerosi allarmi provenienti dalla comunità scientifica, l’attenzione sui cambiamenti climatici è diventata progressivamente sempre più centrale nelle agende politico economiche della maggioranza dei Paesi. La soluzione a un problema comune, infatti, non può non partire dal dialogo e dalla cooperazione internazionale, al fine di stabilire precisi obiettivi e metodi per rallentare gli effetti dei cambiamenti climatici e offrire alle generazioni future un mondo più sostenibile e vivibile. 

Tra gli esempi di cooperazione internazionale più recenti e rilevanti ci sono gli Accordi di Parigi del 2015, recentemente tornati alla ribalta del dibattito pubblico  in seguito alla decisione del Presidente Joe Biden di reinserire gli Stati Uniti all’interno degli accordi. Ma cosa sono esattamente?

I cambiamenti climatici sono la più grande sfida che la nostra epoca deve affrontare. A partire dagli anni Sessanta, a seguito della crescente urbanizzazione e del massiccio uso dei combustibili fossili determinato da un nuovo standard nel tenore di vita per una sempre più larga fetta della popolazione,  l’impronta ecologica degli esseri umani è diventata sempre più impattante. Oggi si parla infatti di Antropocene: un’era geologica dove sono proprio le nostre azioni ad avere un enorme impatto sul clima, tanto da influenzare gli equilibri della Terra.

A seguito dei numerosi allarmi provenienti dalla comunità scientifica, l’attenzione sui cambiamenti climatici è diventata progressivamente sempre più centrale nelle agende politico economiche della maggioranza dei Paesi. La soluzione a un problema comune, infatti, non può non partire dal dialogo e dalla cooperazione internazionale, al fine di stabilire precisi obiettivi e metodi per rallentare gli effetti dei cambiamenti climatici e offrire alle generazioni future un mondo più sostenibile e vivibile. 

Tra gli esempi di cooperazione internazionale più recenti e rilevanti ci sono gli Accordi di Parigi del 2015, recentemente tornati alla ribalta del dibattito pubblico  in seguito alla decisione del Presidente Joe Biden di reinserire gli Stati Uniti all’interno degli accordi. Ma cosa sono esattamente?

Accordi di Parigi: cosa sono e quando nascono

Per combattere i cambiamenti climatici e fermare le conseguenze più gravi causate da essi, nel 2015 alla conferenza sul clima (COP21) indetta nella capitale francese sono stati siglati gli Accordi di Parigi.  Ad aver firmato sono stati i 196 Paesi membri della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC), e di questi 184 hanno deciso di farne parte attivamente.

Gli Accordi di Parigi sono uno dei più importanti accordi sul clima, non solo perché sono universali e giuridicamente vincolanti, ma perché definiscono gli obiettivi mondiali per adottare soluzione concrete. 

Prima degli accordi di Parigi, la UNFCCC aveva firmato il Protocollo di Kyoto a metà degli anni 90, che per la prima volta ha introdotto l’obiettivo di ridurre le emissioni per rallentare le conseguenze dei cambiamenti climatici. Il dialogo sui temi della sostenibilità e della transizione ecologica è poi proseguito con la creazione delle COP (Conferenze delle Parti delle Nazioni Unite in materia di clima).

Per combattere i cambiamenti climatici e fermare le conseguenze più gravi causate da essi, nel 2015 alla conferenza sul clima (COP21) indetta nella capitale francese sono stati siglati gli Accordi di Parigi.  Ad aver firmato sono stati i 196 Paesi membri della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC), e di questi 184 hanno deciso di farne parte attivamente.

Gli Accordi di Parigi sono uno dei più importanti accordi sul clima, non solo perché sono universali e giuridicamente vincolanti, ma perché definiscono gli obiettivi mondiali per adottare soluzione concrete. 

Prima degli accordi di Parigi, la UNFCCC aveva firmato il Protocollo di Kyoto a metà degli anni 90, che per la prima volta ha introdotto l’obiettivo di ridurre le emissioni per rallentare le conseguenze dei cambiamenti climatici. Il dialogo sui temi della sostenibilità e della transizione ecologica è poi proseguito con la creazione delle COP (Conferenze delle Parti delle Nazioni Unite in materia di clima).

Accordi di Parigi: gli obiettivi per fermare i cambiamenti climatici

Ma come poter fermare i cambiamenti climatici? Gli Accordi di Parigi hanno l’obiettivo di contenere l’aumento della temperatura media globale ben al di sotto dei +2°C, e impegnarsi per limitarlo ai +1,5°C.

Questo obiettivo si rifà alle proiezioni scientifiche secondo cui il contenimento dell’1,5 ºC sarebbe sufficiente per ridurre i rischi principali derivanti dai cambiamenti climatici. Questo punto, definito come mitigazione, è sicuramente il più importante e permette anche di pensare a soluzione pratiche per i Paesi, ma anche di valutare, in base alla misurazione globali, gli eventuali progressi che i Paesi stanno ottenendo con il loro impegno. Ma questo non è l’unico punto.

Oltre alla mitigazione, sono quattro i punti principali di questi accordi sul clima:

  • Trasparenza e resoconto globale: per raggiungere questi risultati è stato prevista la creazione di strumenti di supporto e trasparenza per tutti i Paesi. Per verificare i progressi, ogni cinque anni viene istituita una valutazione la cui funzione è la verifica del raggiungimento degli obiettivi.  
  • Adattamento: le conseguenze negative dei cambiamenti climatici permangono, ecco perché gli Accordi puntano l’attenzione sui Paesi in via di sviluppo, in modo da far aumentare la capacità di affrontare le difficoltà. 
  • Perdite e danni: ridurre al minimo danni e perdite generate dai cambiamenti climatici è fondamentale, per questo gli Accordi promuovono la cooperazione e la ricerca, al fine di gestire al meglio le conseguenze negative dell’incremento delle temperature.  
  • Assistenza: è stata creata una rete di finanziamenti per il clima dal valore di 100 miliardi di dollari per assistenza e funding.

Ma come poter fermare i cambiamenti climatici? Gli Accordi di Parigi hanno l’obiettivo di contenere l’aumento della temperatura media globale ben al di sotto dei +2°C, e impegnarsi per limitarlo ai +1,5°C.

Questo obiettivo si rifà alle proiezioni scientifiche secondo cui il contenimento dell’1,5 ºC sarebbe sufficiente per ridurre i rischi principali derivanti dai cambiamenti climatici. Questo punto, definito come mitigazione, è sicuramente il più importante e permette anche di pensare a soluzione pratiche per i Paesi, ma anche di valutare, in base alla misurazione globali, gli eventuali progressi che i Paesi stanno ottenendo con il loro impegno. Ma questo non è l’unico punto.

Oltre alla mitigazione, sono quattro i punti principali di questi accordi sul clima:

  • Trasparenza e resoconto globale: per raggiungere questi risultati è stato prevista la creazione di strumenti di supporto e trasparenza per tutti i Paesi. Per verificare i progressi, ogni cinque anni viene istituita una valutazione la cui funzione è la verifica del raggiungimento degli obiettivi.  
  • Adattamento: le conseguenze negative dei cambiamenti climatici permangono, ecco perché gli Accordi puntano l’attenzione sui Paesi in via di sviluppo, in modo da far aumentare la capacità di affrontare le difficoltà. 
  • Perdite e danni: ridurre al minimo danni e perdite generate dai cambiamenti climatici è fondamentale, per questo gli Accordi promuovono la cooperazione e la ricerca, al fine di gestire al meglio le conseguenze negative dell’incremento delle temperature.  
  • Assistenza: è stata creata una rete di finanziamenti per il clima dal valore di 100 miliardi di dollari per assistenza e funding.

Accordi di Parigi, il ruolo di Europa e Stati Uniti

Negli Accordi di Parigi l’Europa ha un ruolo fondamentale e determinante: il Parlamento ha annunciato di voler raggiungere la neutralità climatica entro il 2050. Ecco perché, tra le diverse strategie a lungo termine, l’Unione Europea, il principale finanziatore a livello mondiali per il clima, elargisce fondi all’interno degli stati europei per rispettare gli Accordi, oltre che contribuire alla crescita dei Paesi in via di sviluppo.

Dall’altro lato anche la decisione della presidenza USA di rientrare all’interno degli Accordi costituisce un segnale estremamente positivo, perché è cruciale che le grandi potenze economiche mondiali seguano un percorso comune

Come E.ON siamo impegnati attivamente in questo obiettivo, non solo contribuendo alla transizione ecologica grazie alle nostre offerte energetiche provenienti da fonti rinnovabili, ma anche attraverso scelte e progetti che mirano a raggiungere gli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’ONU. Siamo promotori di iniziative green per la salvaguardia dei boschi e dei mari, e ci impegniamo a rendere il nostro impatto ambientale sempre più ridotto.

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