Sprechiamo sempre più cibo: gli ultimi dati sullo spreco alimentare

Lo spreco di cibo è uno dei fattori che contribuisce maggiormente al depauperamento dell’ambiente, purtroppo accelerando il cambiamento climatico. Eppure, sebbene la relazione tra alimentazione non sostenibile e inquinamento sia nota ormai da decenni, ogni giorno gettiamo nella spazzatura enormi quantità di prodotti del tutto commestibili. È quanto dimostra una recente ricerca condotta dall’Università di Wageningen, nei Paesi Bassi, pronta a sottolineare come lo spreco alimentare stia aumentando in modo costante, nonostante le numerose campagne di sensibilizzazione. Quali sono i dati più allarmanti relativi agli alimenti sprecati, quali le conseguenze sull’ambiente e quali le possibili soluzioni?

Spreco alimentare: un dato in aumento

Quello dello spreco alimentare è un problema che coinvolge la maggior parte dei Paesi industrializzati. Secondo i dati resi noti dalla FAO nel 2019, nel corso di un anno vengono mandate al macero ben 1.3 miliardi di tonnellate di cibo ancora commestibile, potenzialmente in grado di sfamare gli 821 milioni di persone che tutt’oggi non hanno accesso a risorse nutritive adeguate, compresi 43 milioni di cittadini europei che faticano ad approfittare di almeno due pasti al giorno. Solo in Italia si parla di 4.000 tonnellate di cibo, per una media europea di circa 214 kilocalorie sprecate per singolo cittadino. Una perdita che non avviene solo all’interno delle cucine, ma che inizia già dalla filiera produttiva: si stima che il 14% degli sprechi avvenga prima che gli alimenti possano giungere sulla tavola dei consumatori.

Per quanto allarmante possa risultare questa poco edificante fotografia, i dati potrebbero essere addirittura sottostimati. L’Università di Wageningen ha voluto infatti ricalcolare lo spreco alimentare pro-capite, analizzando più in profondità alcuni fattori non sempre inclusi nelle metriche ufficiali a livello internazionale, come il potere d’acquisto pro capite. È quindi emerso come lo spreco di cibo inizi ad accadere già a soglie di reddito molto basse, pari a circa 6.70 dollari di entrate giornaliere, facendo quindi lievitare l’ammontare di kilocalorie perdute da 214 a 527. Lo spreco in aumento ha conseguenze negative anche sull’ambiente: il surplus alimentare incentiva la distruzione dell’ambiente e l’immissione in atmosfera di sostanze nocive come la CO2, data anche una filiera produttiva estremamente complessa.

Perché si spreca cibo?

Nonostante continue campagne di sensibilizzazione e addirittura la ricorrenza annuale della Giornata Mondiale contro lo Spreco Alimentare, gran parte dei cittadini appare ancora abbastanza restia dall’assumere comportamenti virtuosi in fatto di gestione dell’alimentazione, sposando consumi più sostenibili e rispettosi dell’ambiente.

Così come già accennato, lo spreco alimentare si verifica su più fronti, spesso prima ancora che il prodotto possa giungere nelle mani del consumatore finale. Secondo il report FAO “Stato dell’alimentazione e dell’agricoltura 2019”, il 14% della perdita si verifica già dalla fase di raccolta: la maggior parte degli alimenti viene scartata poiché poco affine agli standard estetici attesi dai clienti. Eppure rimane la cucina il luogo dove frutta, verdura, latticini e carne vengono più facilmente sprecati: spesso perché visivamente poco appetibili, altrettanto sovente poiché le famiglie tendono ad acquistare più di quanto effettivamente abbiano bisogno, con il risultato che la gran parte dei prodotti confezionati non viene consumato entro la scadenza, mentre il fresco raggiunge il punto di fisiologica decomposizione prima di giungere sul piatto.

Gettare il cibo significa anche sprecare e consumare inutilmente le risorse energetiche utilizzate per produrlo, trasportarlo, conservarlo e confezionarlo. Si stima per esempio che lo spreco alimentare contribuisca a generare l’8% delle emissioni annuali di CO2 nell’atmosfera.

Ecco perché è necessario agire tutti insieme ed essere essere più consapevoli dei nostri sprechi quotidiani e dell’impatto che possono avere sul nostro pianeta.

Come possiamo cambiare? Consigli e ricette antispreco

Non si può rimanere impassibili nell’apprendere i dati di queste ricerche, soprattutto nel realizzare come la riduzione degli sprechi in cucina potrebbe rappresentare la salvezza per milioni di persone colpite dalla fame. Per non parlare delle conseguenze ambientali di scelte alimentari superficiali: coltivazioni e allevamenti intensivi rappresentano oggi una delle principali fonti di emissioni di CO2 in atmosfera, a cui si aggiungono la produzione di sostanze inquinanti dovute al trasporto, nonché al confezionamento e alla distribuzione.

Eppure, basta davvero poco per ridurre sensibilmente il proprio impatto in termini di spreco, seguendo alcuni semplici consigli:

  • Non acquistare generi alimentari più di quanto effettivamente necessario;
  • Prendere nota delle date di scadenza, affinché i prodotti possano essere consumati in tempo;
  • Regolare le porzioni per ridurre scarti a fine pasto;
  • Riutilizzare gli avanzi da cucina in nuove ricette;
  • Prediligere l’acquisto di prodotti di stagione e a chilometro zero per abbattere i costi di trasporto;
  • Donare le eccedenze presenti in dispensa ad associazioni e servizi di raccolta, per garantire un pasto alle persone più bisognose.

In particolare, utile è prestare maggiore attenzione agli avanzi: nella maggior parte dei casi, potranno essere riutilizzati per realizzare nuove e gustose ricette. Pasta e riso rimasti dalla sera precedente possono essere cotti nuovamente al forno, aggiungendo una gratinatura di parmigiano o del ricco ragù. Il pane duro può essere grattugiato per l’impanatura di carne e pesce, le patate lesse possono essere trasformate in un ottimo gateau, la carne in squisite polpette: le alternative sono davvero infinite.

Tra le ricette più versatili, quella della panzanella antispreco. Questo piatto di origine toscana si realizza con ingredienti semplici, non necessita cottura e garantisce un’esperienza al palato inconfondibile, il tutto recuperando degli alimenti già impiegati per altre preparazioni:

  • Circa un etto di pane raffermo;
  • Una cipolla rossa di Tropea;
  • 70 g di un mix di insalate come lattuga, rucola e radicchio;
  • Una decina di pomodorini Pachino;
  • 150 g di cetrioli;
  • Qualche foglia di basilico;
  • Olio extravergine di oliva, aceto e sale q.b.

Si parte tagliando il pane in fette alte poco più di un centimetro, rimuovendo la crosta esterna se ormai troppo dura. Dopodiché lo si inserisce in una teglia ricolma d’acqua: quando la mollica risulterà impregnata, la si strizzerà dolcemente per rimuovere l’eccesso d’acqua, per poi sbriciolarla in piccoli pezzi. A parte, si dovranno tagliare cipolle e cetrioli in fette sottili, dividere i pomodorini a metà e ridurre in pezzetti il mix di insalate. Si dispongono tutte le verdure in un’insalatiera capiente, si aggiunge il pane sbriciolato, e si amalgama il tutto con qualche foglia di rosmarino e condimenti a piacere. Infine, riporre la panzanella in frigorifero per circa un’ora prima di servirla.

In poco tempo, avrete una ricetta saporita e antispreco, e potrete realizzarne molte altre con gli ingredienti a ridosso della scadenza, oppure acquistati in eccesso. Alcuni prodotti, inoltre, possono essere riciclati per realizzare ottime maschere o prodotti di cosmesi fai da te. Una maggiore consapevolezza dei nostri consumi è un piccolo passo verso la riduzione dei nostri sprechi quotidiani.

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