Il batterio mangia plastica per la salvaguardia dell’ambiente

Oggi l’inquinamento da plastica è uno dei più urgenti problemi ambientali da affrontare, per le conseguenza negative sugli ecosistemi marini e terrestri. L’utilizzo massiccio di plastica monouso determina in tutto il mondo una produzione ingente di rifiuti che, se smaltiti in modo inadeguato alterano gli ambienti, e provocano danni spesso gravi alle specie animali che li abitano.

Grazie a recenti scoperte scientifiche, è stato individuato un particolare tipo di “batterio mangia plastica”, che potrebbe avere un ruolo importante nei processi di riciclo e dei materiali sintetici.

Inquinamento da plastica: i danni ambientali

L’inquinamento da plastica colpisce il mare più di ogni altro ambiente: questo materiale sintetico, infatti, si deposita nei fiumi, che trasportano a loro volta i rifiuti negli oceani, dove tendono poi a formarsi delle vere e proprie isole galleggianti di plastica. L’ingerimento da parte degli animali marini, in primis le tartarughe, è molto frequente, e ne causa spesso problemi di salute che possono portare alla morte.

Problemi di entità ancora maggiore sono causati dalla natura sintetica e non biodegradabile della plastica. Questo materiale infatti, si fotodegrada, cioè si rompe in frammenti sempre più piccoli, in grado di sciogliersi in microparticelle (microplastiche o nanoplastiche) che diventano un tutt’uno con l’ambiente marino, turbandone l’equilibrio. Molti pesci e mammiferi marini, nutrendosi di plancton, finiscono per ingerire anche la plastica, che entra così nella catena alimentare.

Scoperto il batterio che mangia la plastica

Stiamo parlando di proto-batteri (Ideonella sakaiensis), che appartengono alla famiglia delle Comamonadaceae, scoperti nel 2016 per la prima volta durante delle ricerche su delle colonie batteriche in una discarica in Giappone. Dopo uno studio si è scoperto che questi batteri, grazie a una mutazione, sono in grado di degradare il PET (polietilentereftalato), uno dei materiali plastici più comuni, che viene usata da loro come vero e proprio nutrimento.

I batteri sono quindi riusciti ad adattarsi a nuove condizioni di vita e a sfruttare come fonte di cibo un materiale che prima non esisteva, usandolo come nutrimento per il loro organismo. Da un punto di vista scientifico si tratta di un’evoluzione sorprendente, considerando che fino a 50 anni fa la plastica non era presente in natura.

In seguito alla scoperta la comunità scientifica si è interessata sempre di più a loro. Uno studio dell’Università di Creta ha testato la capacità di questi micro-organismi in laboratorio, analizzando la loro capacità di mangiare detriti per cinque mesi e i risultati sono incoraggianti: i batteri sono riusciti a ridurre il peso del polistirolo fino all’11% e quello del polietilene fino al 7%. Invece un team di ricercatori dell’Università di Portsmouth del Laboratorio Nazionale delle Energie Rinnovabili ha effettuato alcune alterazioni della struttura dei batteri, e la loro capacità e velocità nel digerire la plastica è diventata più efficace di circa il 20%. 

Batterio mangia plastica: una soluzione?

Sono ancora molti gli studi che dovranno essere fatti su questi batteri e sui loro possibili impieghi. Per il momento è stato riscontrato che non consumano completamente la plastica, ma sono in grado di scinderla in componenti di base (due monomeri noti come acido tereftalico e glicole etilenico). Questo potrebbe dare un contributo fondamentale al processo di riutilizzo della plastica, ma non è tutto qui.

Attraverso lo studio degli enzimi che permettono a questi micro-organismi di degradare la plastica, un gruppo di ricerca ha ingegnerizzato una versione mutata dell’enzima in grado di degradare completamente il PEF, una bioplastica che potrebbe sostituire la PET per le bottiglie di plastica monouso. Future ricerche potrebbero quindi identificare nuove frontiere per la trovare delle soluzioni all’inquinamento da plastica. 

Per il momento però, ognuno di noi può continuare a fare la differenza attraverso comportamenti sostenibili e attenti all’ambiente. Noi di E.ON grazie ai progetti Energy4Blue, insieme a nostri clienti, collaboriamo con Legambiente portando avanti progetti di pulizia delle spiagge e contribuendo alla cura delle tartarughe marine, una delle specie più antiche del nostro pianeta e più minacciate dalla plastica. Siamo inoltre sponsor dell’iniziativa Decennio del Mare promossa dall’UNESCO, dedicata alla sensibilizzazione e alla promozione della salvaguardia degli oceani.

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