Giornata Mondiale degli Oceani 2021, cos’è e perchè si celebra

L’8 giugno di ogni anno si celebra la Giornata Mondiale degli Oceani in occasione dell’Anniversario della Conferenza Mondiale su Ambiente e Sviluppo di Rio de Janeiro. Lo scopo principe della Giornata è ricordare quanto siano fondamentali gli oceani per la vita sul nostro pianeta e quanto sia importante preservarne la salute, facendo un passo indietro su quei comportamenti non virtuosi che se percorsi ci porterebbero ad un punto di non ritorno.

Ogni anno in occasione del World Oceans Day viene posto l’accento su un diverso tema di riflessione e per il 2021 il focus sarà The ocean: life and livelihoods, tradotto: “Oceano: vita e sostentamento”, e farà luce sulla meraviglia dell’oceano e su come sia la nostra fonte di vita, sostenendo l’umanità e ogni altro organismo sulla Terra. Gli oceani rappresentano, infatti, “i polmoni del pianeta terra” componendo oltre il 70% della superficie del globo producono circa il 70% dell’ossigeno totale che viene respirato, svolgendo anche un ruolo significativo nella moderazione del clima. È quindi vitale preservarli il più a lungo possibile.

The Ocean: Life and Livelihoods – l’evento 2021

Come anticipato la seconda celebrazione completamente virtuale della Giornata Mondiale degli Oceani evidenzierà il ruolo dell’Oceano come fonte di vita.

Prodotto dalla Divisione per gli affari marittimi e della legge marina delle Nazioni Unite, in collaborazione con l’organizzazione no-profit Oceanic Global, presentato dal partner organizzativo Blancpain e sponsorizzato da La Mer, l’evento vedrà oltre 40 leader di pensiero, celebrità, partner istituzionali, voci della comunità, imprenditori ed esperti del settore. UNWOD 2021 sarà infatti caratterizzato da talks, tavole rotonde e presentazioni che metteranno in evidenza la biodiversità, le ultime scoperte oceaniche, l’interconnessione tra l’oceano e i suoi ecosistemi, e altro ancora.

Inquinamento oceani: il problema della plastica

La causa principale dell’inquinamento negli oceani è l’enorme quantitativo di plastiche e microplastiche che ogni anno si riversa e si accumula lungo le coste ma anche nelle zone interessate dalle correnti marine: in questi punti si accumulano quantità di plastiche così grandi da coprire la superficie di intere nazioni, si parla infatti di vere e proprie isole di plastica galleggianti.

Gli scienziati hanno individuato i sei punti più grandi sul globo terrestre in cui hanno luogo queste formazioni:

  • Grande Pacifico; 
  • Sud Pacifico; 
  • Nord Atlantico; 
  • Sud Atlantico;
  • Oceano Indiano; 
  • Mar Artico. 

Tutti i punti nevralgici delle correnti marine hanno la loro isola di plastica. La più grande è quella nel Nord Pacifico ed è conosciuta anche con il nome di “Pacific Trash Vortex“. Una vera e propria isola di plastica, le cui dimensioni variano a seconda del respiro delle correnti: nei momenti di massimo accumulo arriva addirittura a misurare fino a 10 milioni di km2.

Forse dinanzi a tali numeri non si ha davvero idea di quale sia la dimensione effettiva di 10 milioni di km2: stiamo parlando di un’area che corrisponde all’intera superficie del Canada.

Cause dell’inquinamento dei mari e degli oceani

Il principale fattore di inquinamento degli oceani è attribuibile alla cattiva gestione dei rifiuti. Infatti, le plastiche si riversano in mare trascinate a valle dai fiumi. All’attività indiretta dei fiumi, si aggiunge anche l’attività diretta di abbandono di rifiuti sulle spiagge.

Può sembrare paradossale ma anni di cattive abitudini, di incuranza e di sprechi hanno condotto a una situazione non più sostenibile. Per fortuna, sempre più Paesi stanno correndo ai ripari vietando l’utilizzo delle plastiche monouso e delle microplastiche: la direttiva Europea che vieta l’uso delle plastiche monouso va esattamente in questa direzione. Ma non è ancora abbastanza.

Bisogna passare quanto prima alla raccolta delle plastiche nei mari e procedere al loro corretto smaltimento. Le numerose iniziative di pulizia degli oceani nelle zone costiere, organizzate da imprese e da associazioni ambientaliste, sono un limpido esempio di cittadinanza attiva che vanno supportate e incentivate.

Noi di E.ON cerchiamo di fare la nostra parte coniugando l’obiettivo di essere un’azienda che fa business con quello di essere attenti all’ambiente e sostenibili, proprio per questo motivo abbiamo dato vita a Energy4Blue un progetto grazie al quale è stato possibile realizzare diverse collaborazioni per fare del bene ai nostri mari in molteplici campi. Tra queste citiamo il nostro recente progetto del Pronto Soccorso Marino di FWC powered by E.ON con Filicudi WildLife Conservation, associazione che si occupa di salvaguardare la fauna marina nell’ecosistema delle isole Eolie, dedicato al recupero in mare, trasporto e cure mediche di tartarughe marine in difficoltà nell’area Eoliana o il nostro supporto a Oceanthon, evento organizzato dalla Commissione Oceanografica Intergovernativa dell’UNESCO.

In questo video, disponibile sul canale di Youtube di E.ON Davide Villa – nostro Chief Customer Officer – spiega come la costante crescita dei sostenitori del progetto Energy4Blue, che conta oggi circa 25.000 clienti, evidenzia un’importante consapevolezza nel generare un cambiamento positivo e costruire un mondo migliore.

Conseguenze dell’inquinamento degli oceani

Gli oceani inquinati dalla plastica hanno ripercussioni importanti su tutto l’ecosistema terrestre e non solo su quello marino. Cerchiamo di ricostruire il complicato groviglio di squilibri che si ripercuote sulla salute umana. E cominciamo dal primo fattore cruciale: le plastiche comuni non sono biodegradabili in alcun modo. Sono nate apposta per non esserlo.

Solo le plastiche esplicitamente biodegradabili lo sono, ma per tutte le altre si parla solo di un lentissimo logoramento: solo col tempo e l’usura le plastiche si sfarinano creando microplastiche, non visibili all’occhio umano ma comunque dannose, specialmente per l’alimentazione.

L’errore che spesso si commette è pensare che la natura faccia il suo corso, che possa assorbire e biodegradare il contenitore abbandonato sulla spiaggia vent’anni fa ma, in realtà, questo è ‘scomparso’ perché si è disintegrato sotto l’effetto dell’azione incessante delle correnti. Le microplastiche rilasciate durante questo processo però, molto probabilmente, sono state ingerite dal tonno finito in latta nella nostra dispensa!

Assecondando questo ciclo alimentare, senza riuscire ad averne percezione, anche noi ingeriamo microplastiche che si accumulano nei nostri tessuti, causando danni rilevanti. Correre ai ripari con una dieta priva di pesce? Non è la risposta, e sarebbe completamente inutile perché studi recenti attestano la presenza di microplastiche anche nell’aria. L’unica via davvero percorribile è il cercare di fare un limitato, se non nullo, utilizzo delle plastiche monouso e, soprattutto, evitare di disperderle nell’ambiente differenziando la raccolta dei rifiuti. 

Cosa fare per ridurre l’inquinamento dei mari e degli oceani?

In E.ON abbiamo fatto dell’ #odiamoglisprechi la nostra mission, rinunciando all’uso di plastiche monouso e impegnandoci fin da subito con progetti di pulizia degli oceani e delle spiagge dalle plastiche tutti consultabili nel nostro archivio Energy4Blue.

Partire dalle piccole abitudini quotidiane e sensibilizzare quante più persone possibili può fare davvero la differenza, e noi vogliamo essere pionieri del cambiamento.

Organizza anche tu eventi, segui e partecipa alle nostre iniziative per celebrare insieme la Giornata mondiale degli Oceani 2021. Insieme, potremo fare davvero la differenza!

Scarica l'articolo

Scarica PDF

Ti è piaciuto questo articolo?

Registrati a My E.ON e condividi le news per collezionare gli ecoPoints di Energy4People e ricevere premi e sconti.