World Soil Day, ecco cos’è la Giornata Mondiale del Suolo

La Giornata Mondiale del Suolo vuole essere un momento per aumentare la sensibilizzazione ambientale e l’attenzione nei confronti del territorio, che deve essere tutelato e salvaguardato

Il World Soil Day, conosciuto anche come Giornata Mondiale del Suolo, rappresenta un momento di sensibilizzazione verso il ruolo centrale che il suolo ricopre nella nostra vita quotidiana e l’utilizzo che ne viene fatto. Bisogna poi considerare che in Italia il consumo di suolo raggiunge cifre molto elevate: gli ultimi dati del 2018 attestano coperture artificiali di 51 km2 chilometri quadrati di territorio, ossia un consumo di circa 14 ettari al giorno (pari a 20 campi da calcio). Ecco perché è importante conoscere e valorizzare il territorio, sviluppare una sensibilizzazione ambientale sempre maggiore e pensare a soluzioni alternative che permettano di utilizzare il terreno in maniera consapevole.

Cos’è la Giornata Mondiale del Suolo?

Nel 2002 l’Unione Internazionale di Scienze del Suolo (IUSS) e poi la Conferenza dell’Organizzazione per l’Alimentazione e l’Agricoltura (FAO), nel giugno del 2013, hanno sollecitato la realizzazione di una giornata mondiale del suolo. Durante la 68esima Sessione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, tenutasi a New York il 20 dicembre 2013, è stata quindi istituita il 5 dicembre come data per la celebrazione della Giornata Mondiale del Suolo, detta anche World Soil Day.

La volontà di questo evento è quella di diffondere una sempre maggiore sensibilizzazione ambientale nella popolazione mondiale. Il suolo rappresenta infatti il supporto per cibo, mangimi, carburanti, produzione di fibre e per i servizi volti al benessere umano. Avere cura del territorio significa anche salvaguardare la biodiversità: il suolo terrestre è infatti serbatoio di circa un quarto della biodiversità globale, e richiede quindi la stessa attenzione che viene riservata alla biodiversità della superficie.

Con la Giornata Mondiale del Suolo si vuole proprio sottolineare l’importanza di questo elemento in quanto principale attore per la fornitura di acqua potabile e per la resilienza alle inondazioni e alle siccità. Ma non solo: il suolo è anche il più grande serbatoio di carbonio sulla Terra, e la sua conservazione permette all’intero ecosistema di adattarsi ai sempre più frequenti cambiamenti climatici.

Cosa è cambiato in un anno sul consumo del suolo?

Dal confronto con l’anno precedente, stando ai dati dell’ISPRA, l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, la copertura artificiale del suolo è arrivata al 7,6% del territorio nazionale, con un incremento dello 0,21% registrato nell’ultimo anno, fra il 2017 e il 2018. Come si vede, siamo ben lontani dal raggiungimento degli obiettivi comunitari sull’azzeramento dei consumi: le best practice prevedono di riconvertire le aree già sfruttate, non di consumarne di nuove.

I rischi e le conseguenze del consumo di suolo

Troppo spesso gli interventi di riqualifica vengono presi scarsamente in considerazione causando criticità idrogeologiche, ossia un indebolimento della resistenza del terreno agli eventi climatici, alle frane e alle esondazioni di fiumi. Ecco perché è importante prendersi cura insieme del suolo e dell’ambiente, attraverso attività di monitoraggio e prevenzione che possono evitare conseguenze per l’uomo e per il territorio.

Giornata Mondiale del Suolo, quali soluzioni adottare per ridurre il consumo del suolo?

La sensibilizzazione ambientale e una maggior coscienza del consumo di suolo consentono di considerare quest’ultimo come uno strumento chiave di pianificazione territoriale, in un’ottica di sviluppo sostenibile del territorio, promuovendo strategie atte a limitare preventivamente i danni sullo stesso.

Partendo dall’assunto che il suolo rappresenta una risorsa non rinnovabile, è fondamentale trovare delle soluzioni per limitarne l’utilizzo incontrollato. Questo obiettivo è realizzabile attraverso l’orientamento delle attività di trasformazioni urbanistico-edilizie non più verso le aree libere ma operando sulle aree già urbanizzate, degradate o dismesse, da riqualificare o rigenerare. L’attenzione deve quindi essere spostata verso la rigenerazione dei tessuti urbani e la riqualificazione energetica e antisismica del patrimonio edilizio esistente. Per il quale è possibile anche sfruttare le detrazioni fiscali per migliorare l’efficienza energetica degli edifici e ragionare sempre di più in un’ottica di smart city, per uno sviluppo intelligente delle città.

In questo contesto noi diamo un contributo alla conservazione del suolo con il progetto Boschi E.ON, iniziativa che ha visto un’evoluzione nel corso degli anni dando un contributo anche alla riqualificazione delle aree urbane, e che andrà a incrementare il numero degli alberi piantumati da 60.000 a 83.000. Mentre la prima parte dell’iniziativa è stata dedicata a progetti di forestazione qualificati, nella seconda fase il focus è incentrato su progetti di riqualificazione. Proprio grazie a queste iniziative siamo riusciti a mettere a dimora oltre 32.000 alberi in aree verdi urbane e periurbane. Il progetto Boschi E.ON rappresenta ad oggi il più grande progetto di forestazione realizzato in Italia da un’azienda privata.

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