Coralli e riscaldamento globale: sbiancamento e inquinamento nel Mar Mediterraneo

L’inquinamento, l’acidificazione delle acque e l’innalzamento delle temperature globali colpiscono duramente i nostri mari. Abbiamo già parlato di alcune conseguenze, come il rischio estinzione delle tartarughe marine e lo scioglimento dei ghiacciai,  ma c’è anche un altro effetto causato dal riscaldamento globale: lo sbiancamento dei coralli, il cosiddetto bleaching

Questa è la principale minaccia che riguarda in particolare le celebri barriere coralline tropicali, come quella australiane, dei Caraibi e nell’Oceano Pacifico. Ma il surriscaldamento dell’ambiente marino, la pesca e l’inquinamento ad opera dell’essere umano danneggiano anche i moltissimi coralli che sono diffusi nel Mar Mediterraneo.

Lo sbiancamento dei coralli: cos’è?

Ma perché i coralli si sbiancano? Le barriere coralline, note come reef, sono uno degli ecosistemi marini più ricchi di biodiversità presenti sul nostro pianeta. I coralli sono animali marini simili a polipi che, per difendersi, costruiscono degli scheletri esterni di carbonato di calcio. Questi scheletri, costruiti uno vicino all’altro, si fondono l’uno con l’altro e nei secoli hanno formato le celebri barriere coralline, la cui più grande è presente in Australia. In queste barriere coralline tropicali i coralli hanno sviluppato una simbiosi con le micro alghe: queste, in cambio della protezione data dalle barriere coralline, svolgono la fotosintesi e assicurano l’assorbimento delle sostanze nutritive ai polipi: sono proprio le alghe che conferiscono il celebre colore rosso acceso alle barriere coralline tropicali. 

La simbiosi tra alghe e coralli dipende dalla temperatura e dalle condizioni di pulizia degli oceani: è proprio l’aumento di temperatura o l’acidificazione delle acque causato dalle sostanze inquinanti che causa l’espulsione delle alghe.  Rimasti senza nutrimento e senza l’azione della fotosintesi, i coralli perdono il loro colore tipico e si sbiancano. 

Sbiancamento dei coralli e creme solari

Anche le creme solari contribuiscono al progressivo sbiancamento dei coralli: la maggior parte delle creme in commercio, infatti, contiene filtri chimici come l’oxibenzone, il benzofenone, cinnamato o PABA, che una volta in acqua vengono disciolti, danneggiando i coralli. Occorre quindi prestare attenzione alle marche di solari che acquistiamo e prediligere prodotti che contengono filtri fisici e non chimici, non dannosi per i nostri coralli. 

Sbiancamento dei coralli: conseguenze

Lo sbiancamento, anche se può essere reversibile, è un evento molto grave. Nella maggior parte dei casi infatti, i polipi senza il nutrimento delle alghe rischiano la morte certa: questo può portare alla perdita di una completa colonia di coralli, che andranno a scomparire a causa dell’erosione. Inoltre, l’intero ecosistema della barriera corallina avrà pesanti ripercussioni: lo sbiancamento dei coralli causa un effetto a catena che porta a un aumento della mortalità di moltissime specie di microrganismi.

Sostanze inquinanti e riscaldamento globale: ad oggi non ci sono dubbi che siano queste le cause principali dello sbiancamento dei coralli. Secondo le stime più recenti, negli ultimi trent’anni quasi il 50% dei coralli è andato perduto e si teme che solo il 10% di quelli ora esistenti vivranno oltre il 2050. 

I coralli del Mediterraneo: dove si trovano

Lo sbiancamento dei coralli tropicali è uno dei fenomeni più evidenti che mostrano i danni causati dal surriscaldamento dell’ambiente marino. Ma l’aumento costante delle temperature colpisce anche i coralli nel Mar Mediterraneo. Anche nel nostro mare è presente una specie endemica di corallo noto come corallo del Mediterraneo o corallo rosso. 

Il corallo rosso è diffuso nei fondali poco illuminati e si trova spesso in profondità superiori ai 200 metri. In Italia è diffuso soprattutto nella Riserva marina di Portofino (Liguria) e in diverse zone costiere della Sardegna (tra cui il tratto di costa di Alghero, noto come la Riviera del Corallo). Anche i coralli rossi formano colonie i cui rami raggiungono un’altezza che va dai 20 ai 30 cm ma non costituiscono delle barriere coralline vere e proprie.

Barriera corallina nel mar Mediterraneo: il tesoro in Puglia

C’è una piccola eccezione: forse non tutti sanno che proprio al largo di Monopoli, in Puglia, è stata scoperta nel 2019 la prima barriera corallina del Mar Mediterraneo. Questa barriera corallina, scoperta dai ricercatori dell’università di Bari, supera i 2km di estensione, ed è una peculiarità naturalistica mai stata studiata prima d’ora, anche se ha notevoli differenze con i reef tropicali. 

La barriera corallina pugliese è stata definita una “biostruttura”, una struttura vivente fatta da un insieme di blocchi di coralli, legati tra loro, con grotte e anfratti ricchi di vita e biodiversità. La peculiarità di questa barriera corallina è la sua posizione in profondità: le barriere tropicali si trovano solitamente in superficie, quasi a filo d’acqua, e per questo ricevono la luce fondamentale per creare la simbiosi con le alghe;  nella barriera pugliese, invece, si trova a una profondità di oltre 30 metri, e i coralli ricevono meno luce.

Proprio questa profondità rende impossibile la presenza delle alghe, ed è questo il fattore di unicità: la barriera corallina pugliese è l’unica, insieme ad un’altra barriera nel Mar Rosso, a costruire una struttura così lunga e imponente senza la presenza delle microalghe. Ciononostante è un interessante fulcro di biodiversità, purtroppo a rischio a causa del surriscaldamento delle acque.

Perché i coralli sono in pericolo?

Il basso tasso di crescita rende precaria la sopravvivenza dei coralli, così come la necessità di condizioni ambientali molto precise, tra cui una temperatura costante e una salinità ben precisa. Il riscaldamento globale influisce quindi negativamente sullo sviluppo dei coralli, provocandone una continua diminuzione.

Inoltre, per anni la pesca del corallo per la produzione dei gioielli ha ulteriormente limitato il numero di coralli esistenti, e per questo sono state varate delle leggi che ne regolamentano la raccolta: ad oggi lo IUCN (The International Union for Conservation of Nature) lo considera una specie in pericolo, dato che negli ultimi 50 anni la specie ha perso il 50% dei suoi membri.

Per proteggere i coralli, sia quelli tropicali sia quelli mediterranei, dobbiamo riconsiderare e agire per diminuire i nostri consumi, ridurre le emissioni e proteggere l’ambiente marino: noi di E.ON siamo impegnati attivamente con Legambiente con il progetto Energy4Blue per tutelare i mari e la fauna marina dall’inquinamento. Scopri come contribuire alla salvaguardia dell’ambiente e scopri tutte le nostre iniziative.

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